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Butros Marayati

Arzobispo de Alepo de los armenios católicos, Siria
 biografía

Butros Marayati

Chi non ha vissuto la guerra non sa cosa è il male. E quando la guerra è fatta in nome di Dio diventa un gran male, il male assoluto. Questo abbiamo vissuto noi in Siria e soprattutto ad Aleppo, la mia città.
Noi armeni siamo molto sensibili a questo gran male, perché nel 1915 siamo stati cacciati, perseguitati, uccisi nell’Impero Ottomano con tutte le altre piccole minoranze cristiane e abbiamo dovuto lasciare il terreno, la terra dei turchi dove eravamo, la Turchia. Perciò questa guerra ci ha colpito nel cuore, dopo 100 anni.

Ringrazio sant'Egidio e tutta la Comunità perché non ci ha lasciato durante questo periodo e all’inizio di questo gran male Andrea Riccardi ha lanciato l’appello Save Aleppo, salviamo Aleppo e adesso, dopo 7 anni, posso dire che gran parte della città è ancora salva. Hanno distrutto una parte, ma l’altra vive.
Non vi parlerò oggi degli orrori della guerra, ma vi parlerò del bene che è uscito fuori durante e dopo questa guerra. E’ qualcosa di paradossale ma san Paolo dice: non combattere il male con il male, ma combattere il male con il bene. Ho con me una fotografia che può riassumere questo bene: un albero di arance che esce fuori dalle macerie. Nelle macerie e sopra le macerie c’è sempre la vita che continua e c’è sempre il bene che è più forte del male.

Oggi vorrei riassumere quello che abbiamo imparato dalla guerra fratricida in due parole: convivenza e solidarietà. Per prima cosa fra noi cristiani, vivere insieme come cristiani, ortodossi, cattolici, protestanti. Aleppo è sempre stata una città aperta, ecumenica ma durante la guerra abbiamo vissuto l’ecumenismo della carità, l’ecumenismo della diaconìa. Siamo minoranza dentro una maggioranza musulmana, allora o siamo insieme, convivere insieme, o non siamo. Abbiamo preferito essere sempre insieme, lavorare insieme come cristiani senza differenza di confessione. Abbiamo gruppi di vedove, universitari, centri di accoglienza, bambini, gruppi di giovani in tutte le Chiese e questo aiuta il Consiglio per le Chiese del Medio Oriente.

Ci ricordiamo le parole di san Paolo che dice: Dobbiamo avere su di noi il fardello, prendere in mano il peso e le difficoltà degli altri, aiutare, essere solidali. Convivenza e solidarietà.

Poi fra noi armeni. E’ vero che gli armeni sono cristiani ma noi abbiamo una specialità, perché noi armeni, ortodossi, cattolici e protestanti, abbiamo la stessa lingua, la stessa storia. Viviamo l’ecumenismo del sangue, il martirio. Siamo stati uccisi per la fede nel 1915 perché crediamo in Cristo e nel Vangelo. Perciò noi siamo uniti. Abbiamo tante cose da fare insieme. Quello che viviamo oggi è sentire, dopo 100 anni dal genocidio, un nuovo genocidio, l’inizio di una nuova persecuzione.

Per citare qualche esempio. Noi abbiamo una casa per anziani armeni, questa casa è stata colpita e abbiamo dovuto trasferire questi 50 vecchi in un altro posto. Tutti i giovani armeni hanno aiutato, cattolici, protestanti, ortodossi. Anche questo altro posto è stato colpito e abbiamo trasportato gli anziani nella sala sotterranea di una chiesa. Ma non stavano bene perché è arrivato il freddo e abbiamo dovuto trasportarli ancora in un altro ospedale. E’ stata sempre un’azione di solidarietà e di convivenza. Contemporaneamente abbiamo dovuto aiutare degli orfani: sistemarli nelle case o lasciarli insieme in posti più sicuri.
Convivenza, dunque, solidarietà fra cristiani, fra armeni e soprattutto con i musulmani. Non viviamo in un ghetto cristiano, siamo aperti ai musulmani, che sono la maggioranza, viviamo insieme. Tutti i terroristi, jihadisti, salafiti sono musulmani, è vero, ma tutti i musulmani non sono terroristi, salafiti, jihadisti. Noi viviamo con i musulmani, che sono molto aperti, sono nostri amici e nei nostri centri di aiuto non facciamo differenza tra cristiano e musulmano. Se uno viene a chiedere cibo non diciamo: tu sei musulmano, vai dai musulmani! Siamo insieme.
Per dare qualche esempio. Abbiamo un gruppo di Marist Bleu (?) che vanno ad aiutare i profughi sotto le tende. Fanno loro scuola per aiutarli a crescere. Sono cristiani che aiutano i profughi musulmani. Un giovane gruppo di medici musulmani viene nelle nostre scuole cristiane per vaccinare i bambini. Un atto umanitario.
Conosco una vedova allettata, non può camminare né uscire e i vicini del palazzo, tutti cristiani, non hanno voluto aiutare questa anziana, cristiana anch’essa. Un ragazzo musulmano, che lavorava da suo marito, viene ogni giorno per aiutare questa signora, per portare cibo, acqua, quello di cui ha bisogno. Un musulmano, un giovane, che aiuta una signora, una vedova cristiana che i cristiani non hanno voluto aiutare!
Questa è la vera convivenza, la vera solidarietà che stiamo vivendo ad Aleppo grazie alla guerra! La guerra è un gran male ma è un male che fa nascere anche un gran bene. La guerra ad Aleppo e in Siria ci ha insegnato come convivere, come condividere nel rispetto reciproco e nello spirito della solidarietà per la ricostruzione di un mondo nuovo senza guerra, come auspica il profeta Isaia e per la costruzione di ponti di pace. Grazie