Condividi su

Milan Trivic

Vicesindaco di Sarajevo - Bosnia-Herzegovina
 biografia

Cari amici, 

 
Vorrei darvi il benvenuto con il saluto dell’uomo bosniaco medioevale dalla mano aperta.
 
Questo saluto è stato scolpito circa 600 anni fa nella città di Stolac ed è segnalato dall’Unesco come patrimonio dell’umanità. 
 
Il dipinto invece delle mani aperte è proveniente dagli scavi vicino alla città di Perito Moreno , nella regione di Santa Cruz in Argentina e risale invece approssimativamente al periodo dell’Homo sapiens, circa 15 o 16 mila anni fa.  Si tratta del periodo quando l’uomo sapiens si affermò come la sola specie umana del pianeta, essendosi estinte le altre.
 
Il significato della mano aperta non coincide con l’inizio dell’affermazione dell’uomo sapiens sulle altre specie, bensì è un simbolo di pace.  Mostra infatti un uomo saggio che tiene aperta la sua mano  come a mostrare un altro uomo, un uomo che non colpisce nessuno, non ha armi, non è aggressivo o con intenzioni malvage, ma vuole amicizia e pace. Una mano aperta ha spalancato vie immense di collaborazione tra l’umanità.   Questo ha reso possibile che milioni di persone potessero avere gli stessi obiettivi, ed il risultato è stato un incredibile e rapido progresso dall’uomo sapiens fino ai giorni nostri. 
 
Cari amici,
 
vi voglio raccontare qualche cosa che proviene dalla mia esperienza di vita  che è essenziale per capire il significato di “pace senza confini” e per ciò che vorrei dirvi oggi. La mia professione è quella del giornalista. Come reporter io posso testimoniare fatti avvenuti prima e durante la guerra dei Balcani nel 1990. Ho dato il mio contributo, come professionista, alla preparazione del documentario “La morte della Jugoslavia” in collaborazione con la BBC. 
 
Ero a Sarajevo durante la guerra. L’esercito della Repubblica Serba aveva occupato la mia città durante tutti i 1425 giorni dell’assedio, pur essendo questa a maggioranza musulmana –bosniaca. Nell’aprile del 1992 il criminale di guerra Radovan Karadzic aveva lanciato un appello a tutti i serbi perché lasciassero la città garantendo loro sicurezza. Io, pur essendo serbo, decisi di rimanere a fianco dei miei vicini e degli altri cittadini di Sarajevo, non per una questione religiosa o nazionale, ma per il motivo che avevo vissuto tutta la mia vita con loro. 
 
Non sono un credente, ma io rispetto la religione e le persone che credono. Mia moglie è credente, così come i miei migliori amici. 
 
Durante i 45 anni di vita dello stato della Jugoslavia io ho vissuto 38 anni della mia vita, che sono anche stati gli ultimi 38 della sua esistenza.  Era una nazione dove differenti popoli e religioni convivevano, nel senso che vivevano insieme.  Noi usiamo un nome idealistico per definire quel periodo felice ed è “fratellanza e unità”.  Infatti, allo stesso tempo, senza badare alle differenze etniche o religiose, si esprime il concetto che tutti i popoli sono fratelli, che siamo uniti dalla stessa natura, perché tutti apparteniamo allo stesso genere umano (HOMO) e alla stessa specie (SAPIENS).
 
Il mio paese, la Bosnia Erzegovina è un esempio unico nel pianeta di sviluppo sociale.  La convivenza di un popolo di differenti etnie, religioni e culture  è un fenomeno naturale.  E’ il risultato di migliaia di anni di un autentico processo organico e storico del vivere insieme tra popoli diversi  in una limitata area geografica. La filosofia della convivenza riposa sul principio che piacciono di più le somiglianze tra le persone, che sono dominanti, piuttosto che le differenze che sono indiscutibili.
 
Sarajevo è la città delle quattro  più grandi religioni del mondo: siamo abituati a sentire nello stesso momento le campane della chiesa e il richiamo del Muezzin alla preghiera. Per secoli la sinagoga, la moschea, la chiesa cattolica e quella ortodossa sono sorte vicine le une alle altre, in una superficie non più ampia di 100 metri quadrati.  Un abitante di Parigi ha chiesto ad un mio amico, lo scrittore Dževad Karahasan: “ Voi abitanti di Sarajevo enfatizzate la multietnicità come se non esistesse altrove, ed io invece ho Buddisti, Ebrei, Mussulmani e Cattolici che vivono nella porta accanto del medesimo palazzo”. “e chi è il tuo vicino più prossimo?” ha chiesto lo scrittore. “Alcuni Indu” rispondeva il francese. “Che cosa sai di loro, del loro stile di vita, dei loro costumi?..” “Non ho la più pallida idea” gli ha replicato l’interlocutore. “Vedi – ha commentato il mio amico - questa è la differenza: noi conosciamo tutto gli uni degli altri, dalle nascite ai matrimoni, le feste , le preghiere…noi non viviamo vicini, viviamo insieme.”
 
Al mondo d’oggi non conosciamo abbastanza gli altri. Google conosce di noi molto più di quello che noi sappiamo gli uni degli altri. Non molto tempo fa, durante il mese sacro del Ramadan, io e un mio collega siamo stati ospiti del sindaco di una capitale europea. Siccome il mio collega digiunava, il nostro ospite mi disse diverse volte, che era dispiaciuto e che non avrebbe voluto offendere il mio collega dal momento che normalmente sul tavolo c’erano bottiglie di acqua e succo di frutta. Mi sono reso conto che il nostro ospite non aveva mai avuto l’occasione di prendere un caffè con un mussulmano durante il Ramadan. 
 
Quando da studente facevo la guida turistica, mi piaceva raccontare ai visitatori che Sarajevo era l’estremo limite tra l’Est e L’Ovest e viceversa. Questo confine non è un limite ma un punto d’incontro e di contatto. Quando qualcuno viene a Sarajevo può farsi un selfie con l’Ovest sullo sfondo e, se nello stesso luogo ruota di 180 gradi, avrà una foto con l’Oriente dietro di sé.
 
Il maggior valore sociale e di civilizzazione di Sarajevo, della Bosnia ed Erzegovina è la tradizione della convivenza.  Non abbiamo mai vissuto vicini, ma insieme. Ed è per questo che la storia della Bosnia  Erzegovina è piena di guerre. Ci sono sempre stati conflitti che hanno contrastato il nostro modo tradizionale di vivere. 
 
Una mano aperta è un messaggio di pace per il genere umano, mentre le mani chiuse significano separazione e confini stabiliti che dividono i popoli.  Queste linee sono spesso rosse, come il sangue umano. Sarajevo è una città di pace , non perché non ci siano mai state guerre, ma perché nonostante queste, il principio della convivenza nella diversità non è mai stato sconfitto, come se fosse qualcosa di naturale per la nostra città e i suoi abitanti. 
 
Nella storia della mia città e del mio Paese  si sono sempre alternati periodi di integrazione e di disgregazione, di mani aperte e mani chiuse, ma alla fine ha sempre vinto l’autentico spirito bosniaco.
 
Circa trenta anni fa le forze di disgregazione hanno tentato violentemente di cambiare lo stile di vita tradizionale della Bosnia, ingrandendo le differenze e diminuendo quello che abbiamo in comune. Per questo sono stati imposti dei confini tra le differenti etnie e religioni , e per tali motivi la pace è messa a repentaglio.  Si tratta però di un processo contrario alla civilizzazione, perché, come in nessun altro luogo del mondo, la civiltà della Bosnia lungo tutta la sua storia fino alla fine del ventesimo secolo, aveva raggiunto il più alto livello di armonia nelle differenze.  Questa armonia è stata messa in discussione da trent’anni, come anche l’indipendenza della stessa Bosnia Erzegovina.  Ma la sopravvivenza del modello sociale bosniaco non è solo importante a livello locale, ma anche in una prospettiva globale. 
 
Vorrei citare ancora lo scrittore Dževad Karahasan quando dice che la Bosnia è il paradigma dell’intero mondo. La Bosnia è un piccolo stato e poco significativo dal punto di vista geopolitico, ma il suo patrimonio sociale è d’importanza planetaria. La prima Guerra Mondiale ha avuto inizio in Bosnia, ma la pace del mondo comincia da qui. Se i Mussulmani,  gli Ebrei, i Serbi e Croati che vivono qui accettano di vivere insieme e di decidere in comune le cose, allora può essere possibile anche su scala globale dove 196 Nazioni e popoli che parlano circa 6000 lingue diverse, possono trovare un linguaggio comune per decisioni condivise. 
 
L’uomo sapiens moderno ha raggiunto oggi un immenso potere. Il progresso rivoluzionario della scienza e della tecnologia produce  “problemi” che affliggono tutti gli 8 miliardi circa di persone che vivono nel pianeta, creando così la necessità che tutti i 196 stati prendano decisioni comuni nell’interesse di tutti.
 
La convivenza planetaria dell’uomo sapiens è fondamentale per la sua stessa sopravvivenza.
 
La lista in crescita delle questioni globali non si può risolvere con dei confini, anche da parte delle nazioni più forti. Non ci sono confini per le malattie, non ci sono confini per il riscaldamento globale, i confini non possono fermare gli effetti del crogiolo, anche se hanno innalzato un muro. Il pericolo nucleare è costante e globale. Se lasciata senza controllo la rivoluzione digitale può divenire una contro-rivoluzione e prendere una direzione sbagliata, contro gli interessi dell’uomo. 
 
Lo sviluppo moderno della scienza e della tecnologia nel ventunesimo secolo sta andando avanti, più velocemente delle società moderne che lo seguono.  Abbiamo ancora relazioni sociali ferme al ventesimo secolo e in qualche caso anche al diciannovesimo.  Questo divario può diventare un grande pericolo per la pace. 
 
Oggi noi abbiamo ancora il segno del dipinto della mano aperta di Perito Moreno o l’uomo bosniaco medievale come una stretta di mano e come un simbolo di pace tra tutti i popoli senza distinzione di religione, nazione o cultura.
 
In conclusione vorrei salutarvi con una stretta di mano simbolica, perché il messaggio dell’uomo sapiens di 16 mila anni fa non è mai stato così importante come ora,  per garantire la sua stessa sopravvivenza. 
 
Grazie