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Albert Guigui

Chief Rabbi of Brussels, Belgium
 biography

Diventa maestro e compra un amico! 

Frase strana!! Frase sorprendente. Un amico è qualcuno che si scopre. Un amico è qualcuno con cui ci si lega. Un amico non si compra. Tuttavia il testo ci invita a comprare un amico. Qui forse c’è un idea molto semplice che bisogna sviluppare sommariamente. 

Nel momento in cui compro un oggetto, sono costretto a rinunciare ai miei soldi per poterlo acquistare. Quando acquisto un bene, devo privarmi di qualcosa che possiedo. E bene, i nostri maestri dicono, facciamo lo stesso quando si tratta di un vera amicizia che deve nascere. Ma cosa si intende quando parliamo di una vera amicizia che si crea? È la capacità di sapere che dovremo rinunciare a qualcosa di noi stessi per lasciare spazio all’altro. Spesso i nostri amici sono persone vogliamo inserire nel nostro ambiente per servircene. Ma dal momento in cui noi siamo obbligati a inserirlo, dobbiamo rinunciare a qualcosa che ci interessa per poterli far esistere, altrimenti quest’amicizia si ferma. Ricordiamoci di questo, sappiamo infatti che costruire un’amicizia è un investimento. Un investimento di tempo, un investimento di ascolto un investimento che ci richiede di rinunciare talvolta a delle scelte al fine di essere capaci di far esistere e mantenere questa amicizia.

Lezione magistrale che trova la sua origine nella creazione del mondo. Secondo i Kabalisti, essa è la ragione della creazione dell’uomo e del mondo. Infatti dalla creazione del mondo Dio ha voluto insegnarci che il mondo è basato su questa dimensione di amicizia di amore che si chiama Hessed, dimensione di amicizia e d’amore che Dio progetta nel mondo. 

Infatti sappiamo che la presenza divina riempie l’universo intero. Ma allora se la presenza divina riempie universo intero, come può esserci posto per l’uomo? Spieghiamolo con un esempio.  Ho una bottiglia piena d’acqua. Come posso introdurre un liquido in un oggetto senza che l’acqua esca? Secondo lo Zohar, per far spazio all’uomo Dio ha dovuto autolimitarsi. È quello che viene definito Tsimtsoum. Questo termine indica la contrazione della divinità su se stessa. Dio ha ridotto lo spazio che occupava per lasciare uno spazio all’uomo. Dio ha ridotto il suo “Io” per creare per uomo uno spazio dove egli possa espandersi. Dio ha abdicato a una parte della sua onnipotenza a profitto dell’uomo affinché egli possa progredire e svilupparsi. 

È in questo insegnamento che risiede - mi pare-  l’avvenire dell’Europa. Ed è probabilmente qui una delle soluzioni all’ondata di violenza che imperversa in Europa da qualche tempo. Lasciare spazio all’altro affinché egli possa vivere. Ridurre il mio spazio per permettere all’altro di essere se stesso. Condividere il mio spazio con l’altro per permettergli di preservare la sua identità. Affinché l’Europa possa svilupparsi in maniera felice e armoniosa, il cittadino europeo deve saper uscire dall’egoismo per aprirsi verso l’altro ed essere ad immagine di Dio e della sua somiglianza. 

Il cittadino europeo deve riconoscere l’altro, senza tentare di ridurlo a se stesso, deve saper mantenere la distanza nella quale l’altro si tiene in rapporto a lui. 

Questo valore di essere assoluto, vuol dire indipendente da tutto ciò che può ridurlo relativizzarlo e particolarizzarlo. È universale, valido per tutti, in tutti i luoghi e in tutti i tempi. Deve essere totale, gratuito e avere uno sbocco nell’accoglienza calorosa dell’altro. 

Molto spesso citiamo i versetti del Levitico: “amerai il tuo prossimo come te stesso”. Omettiamo la parte finale: “Io sono l’Eterno”. Che significa in questo caso Ani Hachem (sono l’Eterno)?

Prima interpretazione. E’ certamente difficile giudicare l’essere umano. È ancora più difficile discernere i sentimenti che spingono le azioni dell’uomo e le motivazioni che lo spingono amare gli altri. Dio ci mette in guardia. Io, che sondo il cuore e le reni, dice Egli, so qual è il valore reale dei tuoi sentimenti. Io posso misurare la forza e la sincerità del tuo atto. 

Noi possiamo aggiungere una seconda interpretazione. Io, l’Eterno, conosco so cosa è buono per te e ciò che è buono per gli altri. Quindi, non scegliere al posto dell’altro, e lascia  al tuo amico il diritto di giudicare ciò che è buono per lui. Non tocca a te dire al tuo amico “so meglio di te, cosa è bene per te”. Solo Dio sa ciò che è buono per te, perché è al di sopra di noi e Lui solo conosce il Bene ultimo. 

Così anche l’avvenire dell’Europa passa per il rispetto dell’altro. 

Allora come imparare a non diffidare di coloro che sono diversi?  Di coloro che sono di un’altra fede? 

Bisogna prima di tutto favorire il dialogo tra cittadini europei. Dialogare con l’altro consiste nel riconoscerlo e nel riconoscerlo nella pienezza della sua responsabilità e accoglierlo come un completamento di noi stessi piuttosto che come un avversario, un concorrente o un nemico. Questo non si può fare se non opponendosi alle idee preconcette, agli interessi e agli egoismi di tutti i tipi.  In  un tale clima il dialogo diviene una ricchezza condivisa senza che una parte debba rinunciare alla sua identità o al suo patrimonio. Non c’è dubbio che il fanatismo - sotto tutte le sue forme, sia che sia il nome di Dio, della religione, della nazione, della confessione, della terra, della etnia, della lingua come in nome dell’appartenenza culturale e sociale - è nemico del dialogo. 

Questa conoscenza implica l’accettazione delle differenze che assegnano a ciascuno la propria via. Bisogna ammettere l’Altro come egli è e non come avremmo voluto che fosse. È ciò che Emmanuel Levinas chiama l’Epifania dell’Altro. Questa scoperta dell’altro, il suo ascolto attento ci permette di conoscere meglio la nostra eredità e i nostri valori spirituali. 

Dio è il primo ad aver cercato il dialogo. E’ Lui ha cominciato a parlare all’uomo dopo averlo creato. E’ Lui che si è lanciato alla ricerca di Adamo, disperato per aver mangiato il frutto proibito, e di Caino che aveva ucciso suo fratello. Dio non abbandonato le sue creature al loro silenzio opprimente. Egli ha chiamato la sua creatura, capace del meglio e del peggio, ad entrare in dialogo con lui. “E Dio dice a Adamo “dove sei?””. 

Questo dialogo non deve essere la prerogativa di una élite. Occorre che esso possa toccare le masse e renderle sensibili. È il solo modo efficace per fronteggiare insieme la minaccia dell’odio che pesa su tutti i gruppi umani e di cui razzismo e l’antisemitismo sono una delle espressioni. 

Questo dialogo deve essere sostenuto da un’educazione permanente e quotidiana e da una percezione corretta e oggettiva dell’altro. 

Uno dei più grandi meriti di questo dialogo è proprio quello di abbattere le barriere tra gli uomini, permettere loro di incontrarsi e di parlare e cercare insieme le soluzioni ai loro problemi, di unirsi per rispondere meglio ai problemi attuali che spesso superano l’interesse individuale. L’unità nella diversità, questo deve essere l’obiettivo dell’Europa. E’ l’unico modo per spingerci verso una solidarietà rinnovata. Perché le nostre radici sono delle radici comuni. Noi ci riconosciamo tutti nella fede di Abramo. La nostra morale, il nostro modo di vivere sono fondate, nelle nostre religioni, su un principio fondamentale: l’amore del prossimo. 

E allora cosa constatiamo oggi? Una crescita estremamente pericolosa del razzismo e dell’antisemitismo con lo sviluppo di movimenti estremi di destra che proliferano un po’ ovunque in Europa. Questo problema non è sfortunatamente un problema specifico di una regione dell’Europa. E’ quello di tutta l’Europa. 

Insieme noi dobbiamo lottare più efficacemente contro ingiustizie sociali e i pregiudizi, promuovere un mondo più umano e più generoso poiché le nostre diverse religioni esigono da noi la pratica di aiuto reciproco, il rispetto dell’autonomia individuale, la responsabilità personale, la difesa dei deboli ,la condanna del razzismo sotto tutte le sue forme, il primato dell’uomo creato a immagine di Dio.

Ogni lettera in ebraico ha un valore numerico. Ci sono due parole, il cui valore numerico è13. La prima parola è Ahava (amicizia amore), la seconda parola è Ehad (unità ). La somma di queste due parole ha il valore numerico di 26, che è il valore numerico del nome di Dio. 

Dio non sta che là dove l’unità e l’amicizia coesistono. Dio non sta che là dove l’amore e la complementarietà si coniugano al quotidiano. 

Sì, la vera amicizia non sta che nella complementarità dell’uno in rapporto all’altro. La vera amicizia è tendere la mano verso l’altro per aiutarsi a vicenda e vivere armoniosamente.  

Un quadro di un maestro con un solo colore non rappresenta niente. Ciò che fa bello il quadro è l’armonia dei colori che lo compongono e la loro giustapposizione. Ciascuno di noi deve costituire la bozza di un quadro gigantesco. Tocca a ciascuno di noi iniziare la realizzazione del quadro più bello, più apprezzato, del quadro verso il quale gli occhi di tutti gli uomini sono indirizzati, del quadro dove tutti i colori e le sfumature sono rispettate. La strada è lunga, ma, come sottolineano le Massime dei Padri: “Non ti è chiesto di  concludere il lavoro, ma tu non sei libero di sottrarti”.